Fa quasi impressione la compostezza del piccolo Omran, estratto dalle macerie di Aleppo scavate a mani nude dai soccorritori. È una compostezza innaturale per un bimbo di quell’età che si può spiegare solo in due modi: il risultato di uno stato di shock, oppure l’effetto anestetizzante di chi non ha visto altro che guerra e distruzione da quando è nato.
Quello sguardo vuoto è un’accusa a tutti noi. Aleppo è bersagliata ogni giorno, soprattutto dalle truppe di Assad e dall’aviazione russa. Dal cielo piovono le barrel bombs, le bombe a barile riempite di tritolo che sbriciolano gli edifici e squassano il terreno. Tra un attacco e l’altro volontari, soccorritori, medici, personale di ong cercano di portare in salvo più feriti e civili possibili in una quotidiana lotta che sarà sempre in perdita. Siamo più sensibili alle immagini che ai freddi numeri o alle dichiarazioni. Tanti, nelle ultime ore, hanno chiesto una tregua per un corridoio umanitario che porti aiuti e salvezza ai civili di Aleppo. Forse, ora che l’immagine toccante di Omran ha fatto il giro del mondo, qualcuno ascolterà.

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